Andrea Trebeschi

Le idee valgono
per quello che costano,
non per quello che rendono
(P. Giulio Bevilacqua)

Mercoledì 24 gennaio 2018 alle 18,15
nella chiesa di S. Faustino a Brescia

ricorderemo che, con milioni di deportati,
nelle ceneri di Gusen G. Andrea Trebeschi
ha pagato anche per noi l’ultimo prezzo del
suo programma e del suo destino:

ama il tuo Dio ed il tuo prossimo

un prossimo di ebrei, cristiani – cattolici,
ortodossi, protestanti – politici, migranti,
testimoni di Geova, omosessuali, malati
psichici, asociali, rom e sinti, disoccupati,
ma anche delinquenti comuni, aguzzini e
carnefici.

QUALE MEMORIA

L’Associazione Costruttori di P@ce

presenta

QUALE MEMORIA

Cortometraggio sul tema della Shoah

Regia di Eugenio di Fraia e Gianni Lacerenza

25 GENNAIO ore 18

Caffè Letterario Le Murate

Introduce Emmanuel Dairo presidente dell'associazione.
A seguire riflessioni e domande
Sarà presente il regista Eugenio di Fraia.

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16 maggio Cerimonia d’intitolazione di Via Ettore Bernabei

16 maggio 2017

ore 11:00

Largo Alcide De Gasperi – FIRENZE
Cerimonia d’intitolazione di Via Ettore Bernabei

(ANSA) – FIRENZE, 11 APR – Sarà dedicata a Ettore Bernabei la strada sotto la sede Rai di Firenze, oggi parte di largo Alcide De Gasperi. Lo ha stabilito oggi la giunta comunale di Firenze dando l’ok alla delibera presentata dall’assessore alla toponomastica Andrea Vannucci che parla di “un altro modo per testimoniare la riconoscenza e l’affetto di Firenze per un grande uomo della storia italiana”, e “tributare il giusto omaggio al suo legame con Firenze, alle sue idee lungimiranti per la televisione e la politica”.
https://www.ansa.it/toscana/notizie/2017/04/11/firenze-intitola-via-a-ettore-bernabei_adabd98b-0640-4909-af9c-68b4f0196a20.html

15 maggio. Anniversario della morte di don Carlo Zaccaro

Il 15 maggio, anniversario della morte di don Carlo Zaccaro
alle ore 18
a Firenze nella chiesa di San Michele Visdomini
il parroco don Ernesto Lettieri
celebrerà una messa alla quale siamo tutti invitati a partecipare.

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In Romagna una messa per don Carlo:

il 15 Maggio
sesto anniversario della morte di don Carlo Zaccaro,
alle ore 18,00,  a Galeata 
nell’abbazia di Sant’Ellero
i ragazzi di don Carlo “di adozione Romagnola” e gli amici Romagnoli ricorderanno don Carlo alla Messa celebrata dal parroco. 


Seguirà con un incontro di confronto/racconto/ ricordo di questo personaggio- fedele discepolo di don Giulio Facibeni-  che verrà sicuramente scoperto e valorizzato  dalla Chiesa, attualmente distratta, per il bene che ha fatto a tutti  indistintamente dalla razza, abilità,  religione  e colore politico. 
 
Sempre il 15 maggio don Carlo verrà ricordato nelle intenzioni
nella Messa della Festa di Sant’Ellero
delle 11,00  celebrata dal Vescovo di Forlì
nell’Abbazia di Sant’ Ellero

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Anche l’amico padre Athos Turchi, domenicano di San Marco a Firenze,
il 15 maggio alle ore 18,30
nella Chiesa di San Marco

celebrerà una messa per Don Carlo.

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In molti lo ricorderanno personalmente o nelle proprie famiglie.

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Da Brescia Cesare Trebeschi ci scrive:

grazie, gentile amico, del ricordo: purtroppo l’anagrafe (92 anni) non mi consente di venire, ma con  sofia, 10 figli e nuore e 16 nipoti siamo in 28 a ricordare don carlo con affettuosa gratitudine.

cordialmente cesare trebeschi

–
ho diffuso tra gli amici bresciani il “fulmine” di don carlo su don milani
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Un invito a tutti a far crescere l’onda di amicizia, simpatia e di fede che accompagna la figura di don Carlo.

Un saluto particolare agli amici Albanesi.

Un film su don Giulio Facibeni

LOCANDINA FACIBENI

Una pausa dell’anima

Al suo paese natale, Galeata, sabato 18 c.m. verrà proiettato, in prima visione nazionale, il film-documentario “Una pausa dell’anima”, la storia della vita di Don Giulio Facibeni. Il film è stato scritto e diretto dalla regista fiorentina Francesca Elia, per la Eventi S.R.L., con il supporto logistico del marito Dr. Mauro Colombo e finanziato dalla Regione Veneto, perché il sacerdote era stato Cappellano militare, durante la Grande Guerra, sul Monte Grappa. Qui si distinse per il suo apostolato di fede, di carità e di coraggio, andando a benedire persino i soldati, in punto di morte, del fronte opposto, oltrepassando le linee nemiche con grande pericolo per la propria vita.

Il 4 agosto 2007 ha così ottenuto una croce d’onore da parte del Governo austriaco nelle mani di Don Corso Guicciardini, suo successore, non prima di aver ricevuto, dal Governo italiano, una medaglia d’argento al valor militare.

La regista Francesca Elia esalta le virtù caritatevoli di questo santo sacerdote e ne tesse elogi, dando vita alla forza delle immagini coniugandole con la densità delle emozioni che scaturiscono dall’animo umano.

Questo importante personaggio della Chiesa aveva già inciso, nel suo nome, il suo programma di vita fondando l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, accontentando così gli ultimi desideri dei suoi soldatini che gli cadevano fra le braccia. Essi si raccomandavano a lui perché si occupasse dei loro figli.

L’Opera ebbe inizio nel 1923 nella sua parrocchia di Santo Stefano in Pane, zona Rifredi a Firenze. Il suo motto è: “Credidimus caritati” (“Abbiamo creduto nella carità”).

Don Facibeni, durante il suo fecondo apostolato fondò diversi istituti in Toscana per accogliere migliaia di ragazzi orfani o in condizioni derivanti da famiglie difficili o disperate. Oggi l’Opera svolge la sua attività assistenziale anche in Brasile ed in Albania.

Pure durante la seconda guerra mondiale la “Madonnina del Grappa” accolse diversi ragazzi ebrei su consiglio di Papa Pio XII e del Card. Elia Dalla Costa. Tra questi Louis Goldman, famoso fotografo americano il quale, nel suo libro “Amici per la vita” (ristampato nel 1999) scrive: «…Questa storia è un tributo verso un gruppo di sacerdoti cattolici italiani che, dal 1943 al 1945, rischiarono la loro vita per salvare me ed altri ebrei dai nazisti …». Per questo anche il nome di Don Giulio Facibeni è scritto nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.

La giornata si svolgerà col patrocinio del Comune di Galeata in collaborazione con il Gruppo Alpini Alto Bidente e dell’Ass. A.M.A. Grappa – Ass. Musei all’aperto nell’ambito del centenario della Grande Guerra con il seguente programma:

ore 10.00 – Deposizione corona al monumento dedicato a Don Giulio Facibeni presso il giardino antistante la Caserma dei Carabinieri;

ore 10.30 – Al Teatro Comunale “Carlo Zampighi” proiezione del film “Una pausa dell’anima – La storia di Don Giulio Facibeni”.

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ore 16,00 – Al Teatro Comunale “Carlo Zampighi”, incontro sul tema “Alpino e mulo, una storia in…finita”, a cura del Col. art. mont. Gianni Bellò; a seguire proiezione del film “Una pausa dell’anima – La storia di Don Giulio Facibeni”.

L’ingresso è libero. Nel foyer del teatro sarà possibile visitare reperti della Grande Guerra rinvenuti sul Monte Grappa.

Durante la manifestazione sarà presente l’on. Dino Secco, membro della Commissione del Ministero della Difesa ed ex-vicepresidente della Provincia di Vicenza. Tutto questo è un invito da parte dell’Associazione “Amici di Don Carlo Zaccaro” a presenziare e rendere così omaggio alla memoria di Don Giulio, di cui è in corso la causa di beatificazione.

“Il Padre” come da sempre viene chiamato dai suoi ragazzi e dai fiorentini era nato a Galeata il 29 luglio 1884 in una famiglia umile e religiosissima. Aveva frequentato il ginnasio-liceo del Seminario di Faenza tra il 1899 ed il 1904 sotto la direzione di Mons. Francesco Lanzoni, come guida spirituale Mons. Paolo Taroni e come compagno di camerata, di studi e di passeggio il mai dimenticato e santo sacerdote Don Annunzio Tagliaferri, futuro direttore spirituale del Seminario di Modigliana. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1907, nel 1912 viene nominato dall’Arcivescovo di Firenze, Mons. Mistrangelo, vicario della Pieve di Santo Stefano in Pane. Richiamato alle armi nel luglio 1916 nella Sanità è Cappellano prima sul Fronte dell’Isonzo, poi sul Grappa. Torna a Rifredi nel 1919.

Muore a Firenze il 2 giugno 1958, da diversi anni consumato nel corpo dal morbo di Parkinson, I suoi funerali destano ancor oggi una forte emozione sui giovani di allora che portarono sulle spalle il suo feretro, anche perché accompagnato da una immensa ed indescrivibile partecipazione di fedeli. Tutta la città si fermò.

Francesco Fabbri

Da Il Piccolo Faenza: settimanale della Diocesi di Faenza – Modigliana

Il nostro saluto a Romano Pampaloni

Ieri sera 18 dicembre  alle 22,50 è morto Romano Pampaloni.

eventi

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Lo ricordiamo come maestro di ceramica a Villa Guicciardini con i ragazzi di don Carlo Zaccaro, con i detenuti e con le tante persone che hanno avuto la grazia di conoscere la sua professionalità e la sua umanità.

Le nostre condoglianze alla famiglia e la nostra preghiera.

Di seguito un articolo su La Nazione di Maurizio Naldini che ne traccia un profilo.

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Ettore Bernabei

Ieri 13 agosto è morto all’Argentario, all’età di 95 anni, Ettore Bernabei.

bernabei

Ricordiamo la sua amicizia, la sua generosità e i tanti incontri con lui a Villa Guicciardini con gli universitari di don Carlo e con tanti amici fiorentini.

L’associazione Amici di don Carlo Zaccaro grata per la testimonianza professionale e cristiana del socio fondatore Ettore Bernabei lo ricorda nella preghiera.

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2016/08/14/e-morto-ettore-bernabei-storico-direttore-rai_04bb4c03-e86f-445b-8fd4-b81719d9f1e8.html

15 maggio a Sant’Ellero

Carissimi, ieri era il 15 maggio, un giorno particolare per chi, come noi, ha vissuto a Firenze negli anni d’oro di Don Carlo. Sono passati sei anni da quando ci ha lasciato per raggiungere sicuramente un mondo migliore, ma credo che molti di noi ne continuino a sentirne la mancanza.

Come cerco d fare ogni anno, anche per il legame giovanile che mi lega a Sant’Ellero, sono andato alla messa delle 11.00 sul colle dove Don Carlo mi sposò nel lontano 1993.

Dopo le risposte (scarse) alla mia precedente mail, e aver appurato la volontà di ricordare Don Carlo alla messa delle 16.00 in occasione della Santa Cresima e il 16 e il 22 a Firenze, non contavo di trovare a Messa persone affettivamente legate al nostro Don Carlo e, come sempre succede, è proprio in questi momenti che avvengono le cose più belle, quelle in grado di farti pensare che ancora c’è qualcuno che ti vuole stupire.

La chiesa piena, ma non affollata, a dir messa Don Massimo, Don Vincenzo e Don Corso. Tra i fedeli l’inossidabile amico di sempre “Luciano”. Dopo la lettura del Vangelo l’omelia viene magicamente lasciata a Don Corso, una magnifica omelia dedicata alla recente scomparsa di Don Carlo Fabretti, ma principalmente incentrata sul nostro “DON” Fiorentino “che aveva scelto la Romagna per l’ultima parte della sua vita” quasi a voler ringraziare quella “fragile figura di cappellano militare” che l’aveva rapito alla fama e al prestigio di una cattedra universitaria per affidarlo alla “Divina Provvidenza”. Un’omelia fatta con il cuore e la ragione che, nella semplice verità dell’esistenza terrena di un uomo illuminato, ha saputo tracciare quei lineamenti di un altro uomo, altrettanto illuminato, che ha dedicato tutto se stesso alla regola del “positivo fare” di un sacerdote galeatese assunto a “Padre” da tanti orfani  fiorentini.

Una omelia, tanto semplice quanto profonda che, nel giorno della Pentecoste, ha saputo tracciare con “voce sicura” quelli che erano e sono ancora gli insegnamenti che Don Carlo ha voluto lasciarci. La sua profonda necessità di conoscere il bisogno degli ultimi e di agire di conseguenza per rendere meno difficile la loro esistenza. La forza illuminata di chi sa cosa significhi sete di sapere, di quanto sia importante la sana cultura sociale per rendere questo mondo migliore; di quanto credesse in noi universitari come fuoco di una nuova rinascita della nostra società. Mai stanco, mai piegato nella rassegnazione di raggiungere un obiettivo, forse folle, ma necessario. Quella gioia del suo cuore che si esprimeva attraverso la voglia di vederti felice che, credo, facesse sì che mai ti dicesse cosa fare, aspettando solo che tu, nella tua autonomia, nella tua serenità, arrivassi a capire la necessità di farlo. “Sappi Gabriele che solo quando sarai in pace con te stesso, riuscirai a fare qualche cosa di utile per gli altri”. Una frase che ho dentro e che mai si è sopita e mai si cancellerà dal mio cuore. Che mi fa sperare “contro ogni speranza” che forse un giorno si raggiungerà quell’ideale mondo governato della nostra natura migliore.

E’ un insieme di magici simboli, di belle immagini che si ritrovano e si rincorrono; la Pentecoste, la Provvidenza, il Fare, la Ragione della Cultura, i Ponti di pace e, soprattutto, la Speranza. Parole che oggi paiono nascoste da una tetra luce di arroganza medievale ma che ci fanno ancora sperare che quanto Don Carlo ci ha insegnato, ci ha trasmesso con la sua usuale determinata delicatezza, possano reagire e riportare prepotentemente alla ribalta quella luce che ci manca, che solo persone grandi sanno trasmettere e che speriamo, prima o dopo, tornino a farci credere che un mondo migliore è possibile.

Grazie Don Corso, grazie Luciano e grazie ancora una volta “Don Carlo”, al prossimo 15 maggio a Sant’Ellero, in religioso silenzio, come quest’anno.

Gabriele Locatelli