Tindari Baglione

Ieri a Firenze è morto il Procuratore Tindari Baglione.

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Lo ricordiamo anche come amico e socio fondatore dell’associazione Amici di don Carlo Zaccaro.

Lo avevamo incontrato l’ultima volta domenica 8 febbraio 2015 a Galeata, paese natale di don Giulio Facibeni, dove era venuto a presentare il libro Un cristiano per la città sul monte. Giorgio La Pira   di Nino Giordano.

Sotto l’audio del suo intervento e alcune foto della giornata.

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Sotto un video sul suo insediamento come Procuratore generale

Messa a Sant’Ellero per don Carlo

Ieri sera 15 maggio nel quinto anniversario della morte di don Carlo Zaccaro e Festa di Sant’Ellero è stata celebrata una messa nell’Abbazia di Sant’Ellero a Galeata.

Lo abbiamo ricordato e abbiamo pregato per la numerosa famiglia degli amici e dei suoi ragazzi.

Grazie a chi ha voluto organizzare questo doveroso ricordo e agli amici che hanno partecipato o che ci hanno contattato, anche telefonicamente, dall’Italia e dall’Albania per comunicarci la loro vicinanza e facendoci sentire il calore della loro amicizia.

Roberto Funghi

Cancellazione della censura del Sant’Uffizio su Esperienze pastorali

Il commento di Michele Gesualdi sulla cancellazione della censura del Sant’Uffizio su Esperienze pastorali

di Michele Gesualdi

Don Lorenzo Milani con i suoi ragazzi nella scuola di Barbiana

Don Lorenzo Milani con i suoi ragazzi, nella scuola di Barbiana

Lo dico senza problemi: per me, che sono stato allievo di don Milani, a Barbiana, questo è un gran giorno. La notizia che per la ristampa e la pubblicazione di “Esperienze pastorali” di don Lorenzo Milani non c’e’ piu’ nessuna proibizione da parte della Chiesa e, anzi, che il libro torna a diventare un patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentina, mi riempie di gioia magari velata da un velo di tristezza. E dirò perché. Intanto mi preme sottolineare l’annuncio dell’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori, il quale, dopo una comunicazione della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito che “la valorizzazione della persona e dell’opera di don Milani è iniziata da tempo”.

Questo il motivo di gioia. Il velo triste si riferisce alla sofferenza che, oltre 50 anni fa, patì don Lorenzo dopo la comunicazione del cardinale Florit che il libro era stato ritirato. Quindi condannato dalla Chiesa. Io lo so perché in quei giorni ero con lui, a Barbiana. Mi sembrò una grande ingiustizia. Ho lavorato perché si potesse arrivare a questa completa rivalutazione.

Il 5 settembre 2013,  come  presidente della Fondazione, scrissi a Papa Francesco per chiedergli di annullare formalmente la condanna che il Sant’ Uffizio emise  contro.  “Esperienze pastorali” . Era il 1958: la condanna prevedeva l’ordine del ritiro dal commercio e il divieto di ristampa perché ritenuta inopportuna la lettura. Il 20 dicembre 1958 l’Osservatore Romano dava la notizia con questo commento: “Tale provvedimento vuole essere indubbiamente un serio richiamo ai figli della Chiesa ed in particolare ai sacerdoti, affinché non si lascino sedurre da ardite e pericolose novità, che minacciano di insinuarsi nell’animo di certi soggetti meno preparati al grave e arduo compito dell’apostolato in campo sociale.”

Il libro  non conteneva nessuna deviazione dottrinale,  ma era ritenuto solo socialmente troppo avanzato per essere letto dai cattolici. Da allora sono passati 56 anni, durante i quali la Chiesa ha camminato e camminato molto: vi è stato un Concilio, si sono alternati alla guida della Chiesa sei papi con Encicliche socialmente molto progredite, lo stesso S. Uffizio è stato abolito.

Don Lorenzo Milani ha vissuto solo in parte questo cammino perché è morto 47 anni fa all’età di 44 anni. I suoi scritti, pubblicati postumi, hanno spazzato via ogni ombra imponendolo come autentico uomo di Dio che ha servito la Chiesa di Pietro con coerenza e fedeltà. Lo stesso libro “Esperienze Pastorali” è oggi generalmente riconosciuto come primo ed insuperato testo di sociologia religiosa e di attento studio di scelte pastorali  con al centro la persona umana.

L’abbraccio a don Milani  è venuto anche dai Cardinali di Firenze che si sono alternati  in questi anni alla guida della Diocesi.  Il primo  a salire lassù per celebrare nella Chiesa di Barbiana, in occasione del 20mo anniversario della morte di don Lorenzo, fu il cardinale Piovanelli; dieci anni dopo, per il trentennale, fu la volta del cardinale Antonelli e per ultimo, l’attuale cardinale monsignor  Betori per la celebrazione ufficiale in occasione del 40mo anniversario della morte. Tutti nelle loro omelie  hanno esaltato l’amore di don Lorenzo per la Chiesa e la sua coerenza con il Vangelo. Tuttavia, restava  quel decreto su “Esperienze Pastorali” che non era mai stato dichiarato decaduto. Così, non senza emozione, dico che questo è un gran giorno.

La strada giusta

· Papa Francesco celebra la messa per un gruppo di  parlamentari ed esponenti del Governo italiano ·

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Oltre cinquecento tra parlamentari ed esponenti del Governo italiano hanno partecipato alla messa concelebrata da Papa Francesco giovedì mattina, 27 marzo, all’altare della Cattedra nella basilica di San Pietro. Al termine della celebrazione eucaristica il Pontefice ha salutato il vescovo ausiliare di Roma Lorenzo Leuzzi, rettore della chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio, il quale gli ha presentato i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. Papa Francesco ha tenuto a braccio l’omelia che pubblichiamo qui di seguito.

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Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24).

E’ la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15).

E’ lo stesso che dire: “E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “E’ meglio che un uomo muoia per il popolo”.

Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore” – ci dice – “perché sono misericordioso e pietoso”.

Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.

Assemblea 15 marzo 2014

Nell’assemblea di sabato 15 marzo tenutasi presso il seminario di Fiesole è stato eletto il nuovo consiglio direttivo dell’associazione.

Questa la composizione:

Roberto Funghi – presidente

Paolo Meucci – vicepresidente

Francesco Muntoni – vicepresidente

Mario Rosario Guerriero – segretario

Andrea Gardani

Giuseppe Corzani

Carlo Zappia

Chiara Bencini

Umberto Santarelli