Giuseppe Corzani

Questa notte è morto Giuseppe Corzani.

Un abbraccio ai suoi familiari da tutti noi dell’associazione.

Un ringraziamento al Signore per avercelo donato.

Lo abbiamo conosciuto come un ragazzo di don Carlo, come vicepresidente della nostra associazione e come presidente e anima della Cooperativa Fare del Bene.

Gli abbiamo voluto bene e ci ha voluto bene.

 

Per ricordarlo riportiamo di seguito un suo scritto nel quale parla di don Carlo, ma parla anche della sua vita.

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Giuseppe Corzani

In questi dieci anni di separazione da Don Carlo, dopo cinquant’anni di frequentazioni pressoché costanti, (don Carlo continuava a chiamarci i suoi ragazzi anche al sottoscritto che ormai da un po’ è solo un giovane onorario) quasi quotidianamente ho avuto modo di fare riflessioni sui suoi insegnamenti, sui suoi comportamenti , sulle sue indicazioni e consigli,  che spesso davanti alla necessità di assumere decisioni mi sono venuti a mancare.
Mi mancano le sue telefonate dagli orari impossibili,  chiamava quando gli veniva in mente una cosa : dal mattino all’alba alla sera tardi.
Potrei incominciare a raccontarvi da quando l’ho conosciuto nel 1960 a Firenze, io che venivo da una frazione di San Piero in Bagno ed il massimo di spostamenti fatti erano quelli per andare dietro la macchina da trebbiare il grano, che non ero mai entrato in un bar e che quando don Carlo mi portò , in vespa, a prendere una cioccolata calda in una pasticceria in piazza SS.Annunziata a ripensarci mi sento ancora la lingua e la bocca bruciare.
Forse il racconto di molti aneddoti non sarebbero molto diversi da quelli che potrebbero fare i molti giovani che l’hanno conosciuto e che sono stati con lui a : Villa Lorenzi, Villa Guicciardini o alle Casette.
Per chi come me,  che sono orfano di padre fin dalla nascita, Don Carlo non è stato solo un educatore , ma un babbo e come tale è sempre stato presente nei momenti felici e più tristi della mia vita:  dal matrimonio , allo sposalizio del figlio, al funerale della mamma.
Certamente tanti sono gli aspetti, i valori, i comportamenti, gli esempi che hanno influito nella mia crescita ed educazione, quello però di cui vado più fiero ed orgoglioso è la “coerenza” assieme alla tolleranza ed al rispetto di tutti.
Don Carlo oltre ad un grande prete, ed io dico anche Santo, era un grande politico, con una profonda passione per la Politica con la ” P” maiuscola.
Passione che mi ha trasmesso anche con gli innumerevoli incontri che don Carlo  organizzava con noi figlioli negli anni sessanta con personaggi della politicae della cultura: La Pira, Pistelli, GianPaolo Meucci, il prof. Pieraccioni, Ettore Bernabei, padre Balducci, e qualche visita anche a Barbiana da don Milani e altri.
Così negli anni ottanta ho abbandonato la mia professione , legata al mio titolo di studio, e mi sono dedicato ad impegni: prima di politica amministrativa poi di politica economica per poi approdare a quella più di carattere sociale. A don Carlo questa cosa piaceva molto, credo che se ne beasse come un padre farebbe con un figlio che realizza il sogno che a lui non è riuscito.
Gli piaceva, quando eravamo assieme, sentire il mio pensiero sugli accadimenti o su personaggi del momento.
Come molti sanno ho fatto politica nella prima Repubblica nel PRI di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini.
Don Carlo aveva con Giovanni Spadolini un rapporto molto speciale che risaliva agli anni della resistenza, con una storia molto particolare che aveva portato Spadolini ad essere legato e riconoscente a don Carlo; anche la sua venuta a Galeata, da Presidente del Consiglio ad inaugurare il monumento a don Giulio Facibeni, realizzato da Puzzolo, fa parte di questa riconoscenza.
Don Carlo amava la politica , se non fosse diventato sacerdote sicuramente avrebbe fatto parte del gruppo di giovani e meno giovani frequentatori di don Bensi: Fanfani,La Pira, Galloni, Bernabei, e amici della FUCI , quali Andreotti, Cossiga e Scalfaro.
Mi raccontava che già prete dell’Opera il Padre lo utilizzava per le sue conoscenze e rapporti nel mondo politico, alla richiesta a don Giulio se riteneva che se non avesse fatto il prete avesse potuto fare il ministro, il Padre con voce flebile gli rispose ” il ministro non lo so, ma il sottosegretario di sicuro”.
Ancora più commovente è il racconto di quando assieme al Padre convinsero Giorgio La Pira a presentarsi candidato sindaco alle elezioni amministrative di Firenze dopo avere detto di no a tutte le sollecitazioni di politici e personaggi vari.
Il Padre lo convinse senza parole ma solo con lo sguardo.
La Pira accettò la candidatura , vinse le elezione e fu uno dei più grandi sindaci di Firenze.
Mi sono soffermato su questo racconto anche se non inedito in quanto la Fioretta Mazzei lo ricorda nei suoi scritti, ma perchè don Carlo lo riporta con maggiore dovizia di particolari in una lettera che mi scrisse l’undici febbraio del 2009 per sollecitarmi a tornare a fare politica ed a candidarmi per le amministrative di Galeata.
La lettera concludeva:”Si licet parva componere magnis (se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi), si ripete lo stesso bisogno.
Galeata non può subire l’onta di una amministrazione leghista che calpesterebbe la seminazione effettuata con il sacrificio della vita di don Facibeni e violenterebbe l’immagine di Dio che è l’uomo con i suoi insopprimibili diritti. Purtroppo non è più l’ateismo a contrastare la pace, ma l’idolatria della ricchezza.
Non è quindi un gioco di partiti in gara fra loro per acquisire più potere, ma è un contrastato fondo di natura culturale.
Se seguitiamo a perdere posizioni la risalita sarà sempre più difficile fino a diventare impossibile.
Pino occorre che tu pianti la piccozza e si faccia una bella cordata perchè prevalga quello che ci ha insegnato il Padre.
Pregherò La Pira perchè aiuti la tua decisione
.Grazie un abbraccio don Carlo. ”
Io per una serie di motivi : personali, famigliari ed anche partito/politici per l’unica volta non ho dato retta a don Carlo.
Le preghiere sono andate comunque a buon fine, a Galeata la xenofobia non è passata alle elezioni, ma continua a non passare neanche nella comunità che riesce a convivere pacificamente anche con una presenza di circa il 30% di extracomunitari residenti ed il 50%di alunni, giovani e studenti.
Per don Carlo, però la politica non è stata solo una passione e anche da sacerdote spesso ha svolto missioni o è stato incaricato di aprire e costruire rapporti importanti.

Nel 1974 , fu incaricato di verificare con le segreterie del P.C.I. di Berlinguer e del P.S.I. di De Martino se ci potevano essere le condizioni per non arrivare al referendum sul divorzio che avrebbe certamente diviso il Paese.
Riporta un libro edito dal Mulino, – Gian Franco Pompei (1994)  Un ambasciatore in Vaticano – che un prete Gesuita, don Carlo Zaccaro,  era riuscito a trovare le condizioni per un accordo, con la sinistra, che in qualche modo poteva essere superato il referendum, ma Fanfani imperterrito non ascoltando ne il Vaticano ne una gran parte del suo partito volle andare alla conta, tutti conosciamo il risultato che portò grande rammarico e turbamento specie nel mondo cattolico, ma non solo.

La mattina che don Carlo seppe dell’uscita del libro con tale affermazione mi chiamò per sentire il mio parere in merito alla necessità o meno di una sua smentita circa l’affermazione non corretta di ” Prete Gesuita “, seguì una lunga disquisizione fra: Gesuiti, Salesiani, Ciellini ed amici suoi dell’ Opus Dei: Ettore Bernabei e Pieruigi Spadolini l’architetto fratello di Giovanni.
Potrei continuare con esempi più pratici e più recenti, quando per perorare la causa degli aiuti per le iniziative in Albania al Ministero degli esteri gli procurarono un incontro con un sottosegretario di Rifondazione Comunista che incontrò a Reggio Emilia,
Mi chiamò quando era in sala d’attesa per chiedermi se lo conoscevo e per manifestarmi le sue preoccupazioni e perplessità circa l’opportunità che un prete incontrasse un ultra comunista, poi mi richiamò subito dopo l’incontro, entusiasta per la disponibilità, la preparazione e la conoscenza dei problemi, che aveva riscontrato nel sottosegretario.
Era un esempio per supportare quanto detto all’inizio circa il rispetto per tutti che don Carlo ci ha sempre insegnato senza guardare credo politico, religioso e culturale, la sua grande attenzione a non mettere mai alcuno in imbarazzo.
Più di una volta mi è capitato di essere a pranzo o cena con commensali non cattolici, ed alla sollecitazione per la preghiera don Carlo rispondeva . già fatto, tutto a posto buon appetito.
Così come quando dopo di avere deciso di fare una cooperativa sociale a Galeata discutendo sul nome da dare e sentiti i suggerimenti : don Facibeni, Madonnina del Grappa don Carlo mi disse: noi con questa cooperativa dobbiamo aiutare chiunque abbia bisogno e non possiamo quindi mettere in imbarazzo alcuno con l’adesione a ad una cooperativa con un nome di tipo confessionale.
Noi dobbiamo solo fare del bene a chiunque ne abbia bisogno.
Decidemmo di chiamarla : FARE DEL BENE.
Questo è il mio piccolo contributo per ricordare don Carlo a dieci anni dalla sua ascesa in cielo, questo grande prete non solo per le sue opere che sono patrimonio di tutti, ma anche per i suoi insegnamenti, per la sua vitalità per la sua curiosità, il suo assiduo impegno e per essere sempre stato un primatista dell’amore verso il prossimo tanto più se ultimo.
Per concludere, anche se non vorrei farlo, permettetemi di riportare le motivazioni di un premio, fra i tanti, che gli fu assegnato nel 2008.
” Sacerdote illuminato, uomo meraviglioso, faro di bontà, sempre disponibile per tutti, specie per gli ultimi.
Don Carlo ha dedicato la sua vita di sacerdote, di uomo, di docente, per il bene del prossimo bisognoso nei suoi vari aspetti: morali, spirituali, religiosi, sociali, riabilitativi, materiali e caritativi.
Convinto secondo gli insegnamenti di Don Facibeni che un buon cittadino deve avere cultura, spiritualità, professionalità, disponibilità e amore per tutti, si è impegnato con tutto se stesso per tutta la sua vita nel compito di soccorrere ed educare il- Prossimo bisognoso – senza alcuna limitazione di tempo, luogo, etnia, religione e ceto sociale.
incurante della fatica, della sua età, della sua salute, dei luoghi pericolosi, ha rischiato persino la la sua incolumità personale per -Fare del Bene-
Esempio luminoso di grande testimonianza civile e religiosa di altissimo livello .
Che Dio gli renda merito.Una risposta a “Don Zaccaro rivive nella memoria 10 anni dopo